Il Re Folle

Il 3 dicembre 1368 nacque a Parigi Carlo di Francia, il Valois che diverrà re e governerà il paese tra il 1380 e il 1422. È noto anche come Carlo “il Beneamato”, ma più appropriato risultò essere l'appellativo “il Pazzo”.

Venne incoronato come re di Francia all'età di dodici anni nella Cattedrale di Reims, anche se acquisì una completa facoltà di governo solo nel 1388, quando un'assemblea di maggiorenti del regno tolse il potere allo zio paterno di Carlo, Filippo II l'Ardito, duca di Borgogna, che aveva governato la Francia come sovrintendente fino a quel momento. A partire dai vent'anni di età circa, Carlo iniziò ad essere vittima di un disturbo psichiatrico che gli causò costanti crisi, deliri e alterazioni percettive per tutto il resto della vita.

Nel 1392, Clisson, un collaboratore di Carlo sfuggì a un tentato omicidio e il re reagì immediatamente: scoprì che l'assassinio era stato commissionato da Filippo l'Ardito per via di antichi dissapori con Clisson. Le testimonianze dell'epoca descrivono un re di Francia totalmente slegato dalla realtà, che non voleva vedere altro che il suo esercito in marcia verso Filippo. Durante il tragitto verso la Bretagna, dove Filippo si era rifugiato, Carlo ebbe un'improvvisa e profonda crisi di follia, per la quale arrivò addirittura a uccidere alcuni dei suoi uomini, roteando la spada come un matto. 

Il complicarsi della psicosi rese più facile a Filippo ottenere il congedo permanente dei consiglieri di Carlo e nuovamente l'assunzione della reggenza in sua vece. Come spesso accadeva all'epoca, l'acquisizione del potere da parte di uno non significava affatto la sua automatica cessione da parte di un altro. Probabilmente l'ultima cosa a cui Carlo pensava in quel momento era se fosse ancora legale o meno la sua detenzione del potere. Continuò di fatto a “fare il re” come se nessuno gli avesse realmente tolto la corona. Da qui nacque l'ostilità che divise i sovrani francesi e i duchi di Borgogna, separazione che iniziò a colmarsi solo quasi un secolo dopo.

Parallelamente, Carlo dovette fronteggiare la costante minaccia inglese nella Guerra dei Cent'anni. Nel 1396, si tentò la via della pace con il matrimonio di Isabella, figlia di Carlo ancora bambina, e Riccardo II d'Inghilterra, anche se i due paesi non erano ancora in grado di sostenere una qualsivoglia condizione di non belligeranza. In realtà furono proprio i duchi di Borgogna e il loro odio verso i Valois a riaprire il conflitto, che ricominciò con l'azione del nuovo re di Inghilterra Enrico V. Egli invase la Francia e ottenne la famosissima vittoria ad Azincourt nel 1415. Carlo VI, ormai consumato dalla sua psicosi e totalmente incapace di governare, siglò il Trattato di Troyes con cui riconosceva come successore alla corona di Francia Enrico V, dichiarava suo figlio Carlo un "bastardo" e cedeva la sua quarta figlia Caterina in sposa al re inglese.

Molti francesi, tra cui anche Giovanna d'Arco, si resero conto che una tale carta non poteva avere valore legale in quanto palesemente generata dal delirio mentale che ottenebrava Carlo. Questo fu un ulteriore movente che animò l'azione anti-inglese della Francia durante la seconda parte della guerra. Infatti, nel 1422, Carlo VI spirò a Parigi, lasciando al figlio Carlo VII, appena dichiarato bastardo, l'impaccio di dover ottenere il consenso dei francesi, ristabilire la propria sovranità e scacciare gli inglesi da casa propria, ora forti di un trattato che dava la corona di Francia a Enrico V.

Alla corona inglese però non andò meglio, poiché Caterina di Valois trasmise la psicosi paterna a suo figlio Enrico VI, e il suo degenerare propiziò il sorgere della guerra delle due rose, carneficina dinastica consumatasi tra Lancaster e York, due differenti rami della stessa casata regia dei Plantageneti. Alla luce di tutto ciò, da dove potrà mai aver attinto George R. R. Martin per il suo personaggio fittizio del “Re Folle”?

1 commenti

Mori Roberta :
Mi chiedo se sia disponibile bibliografia su Carlo Sesto | domenica 20 maggio 2018 12:00 Rispondi
Esposizioni a confronto
Uno dei quadri della personale di Carla Bruschi
"Un'inquieta sernità del visibile", la mostra curata dal Critico d'Arte Lorenzo Bonini alla Umanitaria di Milano
Paesaggio N.8, acquarello su cartoncino, 36x51 cm, 2015
Tanto più forte l'arte imita la vita, quanto più forte la vita imita l'arte.
danseur blanc I, pastello bianco su cartoncino 35x50, 2016, Canosso
La bellezza di un corpo, che innocente, balla al chiaro di luna
Dimensioni 24x32 cm, acquarello su carta, 2013.
Casa delle Culture ospita la personale di Giuseppe Coci
Casa delle Culture ospita la scrittrice Patrizia Boi
23 ottobre 2019
Come oggi, nel 2000 nasceva ACM
Comunicato ACM: stop alle armi italiane per la Turchia