Galvano Fiamma: tra storiografia e memoria

Quanto contano i giudizi storiografici effettuati nei confronti di un autore? Essi possono garantirgli la sopravvivenza nella memoria collettiva, sia da un punto di vista positivo sia negativo. Possono generare o meno un dibattito sulle sue qualità intellettuali, artistiche e storiche: ne deriva che in alcuni casi la sua figura può essere ridimensionata, in altri può essere rivalutata. Un esempio è costituito da Galvano Fiamma, da sempre giudicato uno scrittore minore e non degno di essere studiato.

Tale considerazione fu fatta da uno dei più importanti filologi vissuti tra l’Otto e il Novecento, Francesco Novati (1859-1915), che riservò parole molto dure al cronista medievale. Di parere opposto fu un altro studioso, Luigi Alberto Ferrai (1858-1902), secondo il quale le opere di Galvano meritavano più attenzione. Sono due giudizi storiografici da analizzare, per dimostrare quanto simili interventi possano influire sulla popolarità di un autore nel corso del tempo.


Galvano Fiamma, nato a Milano nel 1283 e morto intorno al 1344, era un frate appartenente all’Ordine dei Predicatori: professore in teologia e medicina insegnò prima a Pavia poi nel convento milanese di Sant’Eustorgio. Le sue opere riguardarono tre argomenti: filosofia, religione e storia. È con quest’ultima materia che Galvano riuscì ad assicurarsi una perpetua memoria presso i posteri, perché i testi che illustrano la storia di MilanoChronica Galvagnana, Chronica extravagans, Chronicon maius, Politia novella, Chronica pontificum Mediolanensium e Manipulus florum – sono tra i più noti della sua bibliografia.


Nel corso dei secoli Galvano è stato un importante punto di riferimento, non sempre citato, degli storici milanesi: tuttavia, il giudizio negativo cui andò incontro nei secoli XIX e XX lo ha condannato al disinteresse degli studiosi e, di conseguenza, a una mancanza di studi seri e approfonditi delle sue opere, alcune delle quali tuttora inedite. La disattenzione verso un’analisi critica degli eventi storici, l’assenza di una verifica di attendibilità delle fonti consultate e l’interesse verso il favolistico, hanno contribuito a inficiare la validità del suo operato.


Il giudizio più drastico e negativo nei confronti di Galvano appartiene a Francesco Novati, che lo definisce un «tedioso compilatore», che «per più di trent’anni ha sciupato tempo ed inchiostro a travasare d’uno in altro zibaldone sempre la stessa indigesta congerie di notizie storiche, raccattate un po’ dappertutto ed accatastate senza verun senso d’arte e lume di critica». E ancora: «il Fiamma (…) si manifesta compilatore negligente, credulo, privo di senso critico, io non so vedere di quale utilità potrebbe divenir feconda agli studi la ristampa integrale dell’una o dell’altra di quelle sue opere, tutte in fondo abbastanza note, in cui colle stesse parole si ripetono immutabilmente le cose medesime» (Novati, 1898).


Di parere diverso è Luigi Alberto Ferrai, che individua il motivo per cui occorre studiare le opere del Predicatore proprio nella «congerie di notizie storiche» tanto criticata da Novati:


«Galvano Fiamma cita a sostegno degli avvenimenti che espone (…) una schiera di scrittori innumerevoli. Egli è insomma un precursore di quei moderni eruditi che la deficienza del contenuto colmano con l’abbondanza delle note farraginose e delle citazioni di prima e di seconda mano. Ma per nostra fortuna, esagerando il metodo che è proprio a tutti i cronisti medievali, egli è anche men scrupoloso degli eruditi moderni, poiché trascrive continuamente dai testi che ha fra mano, e così le sue citazioni ci hanno serbata l’opera frammentaria di scrittori o poco noti o perduti affatto» (L.A.Ferrai, 1891).


Tali giudizi permettono di notare come una caratteristica propria di un autore – nel caso di Galvano la mancanza di originalità contenutistica opportunamente verificata – sia considerata in modi differenti. Novati pone l’attenzione sull’insieme di fatti storici accumulati senza logica e senza una previa verifica delle fonti, Ferrai, invece, individua in tale congerie un collettore di eventi e di fonti salvate dall’oblio.


Nonostante le opinioni inclementi di Novati e di altri studiosi, negli ultimi anni il corpus di Galvano Fiamma è stato oggetto di una rivalutazione letteraria: attraverso una sua puntuale analisi, non solo è possibile ricostruire eventi della storia di Milano altrimenti sconosciuti – in accordo con le parole di Ferrai -, ma è possibile anche esaminare la modalità con cui il frate ha sostenuto l’attività politica dei Visconti, che durante i primi anni del XIV secolo stavano consolidando il proprio potere e con i quali ebbe frequenti contatti.

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