Editoriale - Miti e leggende

Storia e leggenda; queste due categorie di fonti sono da sempre legate a doppio filo da un rapporto di amore e odio. I due poli si contrappongono per quanto riguarda la verità dei fatti tramandati, ma al tempo stesso quello più fittizio corrobora la ricerca di quello accademico, poiché più si va indietro nel tempo, più le fonti autorevoli si rarefanno e diventa necessario agganciarsi a memorie la cui validità storica non è confermata.

È la regola: il passato è pieno di storia mescolata in modo estremamente omogeneo al mito o alla leggenda, e quando è succube di questa condizione essa diviene talmente coinvolgente da trascendere il tempo, giungendo fino all’età moderna, come accadde per la leggenda degli Orazi e dei Curiazi, rappresentata ancora dopo 1300 anni da Jacques Louis David nella tela Il giuramento degli Orazi (1784, Museo del Louvre, Parigi).


Nel VII secolo a.C., mentre regnava sulla giovanissima Roma Tullio Ostilio, la mitica città di Alba Longa entrò in guerra contro l’Urbe. Questi due centri abitati erano però legati dallo stesso sangue fondatore; secondo la leggenda, la prima venne eretta da Ascanio, figlio di Enea, la seconda da Romolo, discendente dello stesso eroe troiano che fuggì da Illio durante l’assedio acheo. Una lotta tra “fratelli” era inconcepibile per le due città, e così il conflitto venne deciso da un duello a sei: tre fratelli romani, gli Orazi, contro tre fratelli albani, i Curiazi. Emerse dalla lotta soltanto uno degli Orazi, decretando la vittoria romana su Alba Longa che non ebbe alternativa se non la sottomissione. C’erano addirittura legami di parentela tra i duellanti stessi: Sabina, albana d’origine ma acquisita romana, era la sorella di uno dei tre Curiazi e al tempo stesso moglie di uno degli Orazi. Camilla Orazia, sorella dell’Orazio vincitore, era stata promessa a uno dei Curiazi.


In questa vicenda non è ancora chiaro dove termini la leggenda e dove inizi la storia; già qui, narrazioni posteriori come quelle di Tito Livio o Dionigi di Alicarnasso lasciano spazio a molteplici strade che possono portare a conclusioni diverse. Stando alla realtà dei fatti, il duello sembra essere sì avvenuto, ma gli esiti per Alba Longa furono molto più nefasti di tre guerrieri morti; questa guerra “fratricida” fu molto più cruenta di quanto le fonti letterarie testimoniano, anche dopo il celebre duello. Infatti, nonostante la sottomissione albana, dopo la battaglia di Fidene (VII secolo a.C.) i romani vennero traditi dai nuovi alleati. Il conflitto si riaccese e negli scontri trovò la morte anche il re di Alba Longa, Mezio Fufezio, e la sua città venne definitivamente rasa al suolo. Tutt’ora alcuni storici e archeologi sognano di ritrovarne le vestigia; il Professor Giuseppe Michelotto, docente di Storia romana presso l’Università degli Studi di Milano, esordì nel 2012, durante una lezione su questo tema: “Sono convinto che Alba Longa esista e che gli archeologi la troveranno, solo che finora non hanno scavato dove dovrebbero.”


Se un giorno le rovine di questa leggendaria città dovessero emergere, gran parte della storia antica andrebbe riscritta; si tratterebbe di un evento epocale, che getterebbe nuove luci sulla genesi del mediterraneo, che potrebbe svelare misteri legati a personaggi ancora più antichi come i mitici Achille ed Ettore, e che forse potrebbe rendere più “storiche” molte delle leggende che conosciamo.

Esposizioni a confronto
Uno dei quadri della personale di Carla Bruschi
"Un'inquieta sernità del visibile", la mostra curata dal Critico d'Arte Lorenzo Bonini alla Umanitaria di Milano
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Tanto più forte l'arte imita la vita, quanto più forte la vita imita l'arte.
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La bellezza di un corpo, che innocente, balla al chiaro di luna
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Incontro con il maestro Silvio Benedetto
Domenica 5 MAggio 2019 inaugurazione della mpstra personale di Silvia Lotti alla Casa delle Culture
Azione teatrale di Silvio Benedetto e Silvia Lotti.
Domenica 7 Aprile alle 17:00 si inaugurerà la mostra personale di Calogero Reitano, per i suoi ottanta.