Il volto santo di Lucca

"Qui non ha luogo il Volto Santo;
qui si nuota altrimenti che nel Serchio."



Dante Alighieri, Divina Commedia, XXI canto, Inferno.

Chi ha avuto la possibilità di visitare Lucca, la città delle mille e una chiesa,  le sue affascinanti opere d’arte e i reperti archeologici, avrà sicuramente avuto l’occasione di trovarsi di fronte la Cattedrale di San Martino: la facciata asimmetrica e la torre campanaria, non solo le sole a rendere il Duomo di Lucca uno scrigno perfetto per una fra le più mirabili opere d’arte, definita per tradizione “acheropita”.


La parola, di origine greca, significa “non fatto da mano umana” e in genere si utilizza per definire quei manufatti ed immagini miracolose, ritenute autentiche, del Cristo o della Vergine Maria. Tradizionalmente le immagini di questi oggetti si consideravano impresse per miracolo su vari tipi di materiali; rivelatesi per intervento divino, ad oggi, per alcuni casi, la scienza non è ancora stata in grado di spiegarne l’origine.


Un’importante esempio d’immagine venerata come acheropita è il Volto Santo di Lucca, un crocifisso-reliquario dal colore scuro e dai tratti assolutamente unici, conservato all’interno della Cattedrale di San MartinoLa connotazione dell’immagine come acheropita, viene accentuata dalla leggenda sulla sua origine, che vuole la statua realizzata da Nicodemo, colui che secondo il Vangelo di Giovanni ripose, con Giuseppe d’Arimatea, Gesù nel sepolcro.


La leggenda racconta che Nicodemo scolpì il busto del Volto Santo, ma la sera stanco, si addormentò lasciando da scolpire la testa; al suo risveglio il crocifisso era stato completato da alcuni angeli, rendendo l’opera insuperabilmente piena di grazia. Durante il periodo delle persecuzioni, Nicodemo ormai in punto di morte, affidò la scultura a Isacaar, il quale la nascose nel sotterraneo di una grotta per evitare che venisse rubata o danneggiata dai giudei.


Di generazione in generazione il Volto Santo fu sempre oggetto di venerazione, fino a quando il vescovo Gualfredo lo ritrovò all’interno della grotta e decise di porlo dentro una nave e di affidarlo alla Provvidenza, sperando che raggiungesse un paese dove molti popoli sarebbero accorsi per venerarlo. La nave arrivò al porto di Luni mentre un angelo intervenne nuovamente, apparendo in sogno al vescovo Giovanni di Lucca. L’angelo suggerì al vescovo di dirigersi verso il porto, dove avrebbe trovato una scultura raffigurante il vero Cristo in croce. La barca, con grande amarezze dei lunesi, decise improvvisamente di cambiare rotta e di dirigersi verso Lucca. Non essendo favorevoli al fatto che il Crocifisso si recasse altrove, i lunesi diedero inizio ad una contesa, che terminò con la decisione del vescovo Giovanni di donare un’ampolla vitrea con di sangue di Cristo alla città di Luni. 


Un'altra versione della leggenda, parla invece di un carro sul quale fu deposta la scultura e i cui buoi furono lasciati liberi di prendere la direzione che preferivano, per dirigersi infine verso Lucca.


Nel XII secolo fu redatta una Relatio de revelatione sive inventione ac translatione Sacratissimi Vultus, per fornire una base documentaria alla crescente venerazione tributata all’immagine, in cui si narra del suo arrivo, avvenuto nel 742 d.C


La scultura è legno di noce e si presenta come un caso anomalo rispetto alla maggior parte dei crocifissi, dove il Cristo indossa solo un perizoma ed una corona di spine sul capo. La figura della scultura lucchese indossa invece una tunica con la quale si vestivano i sacerdoti nel periodo medioevale, legato in vita con un doppio nodo, anch’essa tipica caratteristica sacerdotale. Dietro la nuca è stato trovato un cassettino dove probabilmente vi era conservata una reliquia, di cui però non possiamo avere l'assoluta certezza. 


Riguardo ai caratteri somatici del viso, l’alone di mistero continua a persistere: fino al 1921 il Volto Santo veniva mostrato al pubblico solo due volte l'anno, il 3 maggio e il 13 settembre per la festa della Croce ed è per questo motivo che gli studi riguardanti il Crocifisso siano stati condotti in tempi così recenti. Ad aumentare il fascino della reliquia ha contribuito la scienza che, mettendo a confronto il Volto Santo con la Sindone di Torino attraverso una tecnica di transizione graduale eseguita al computer, ha portato ad un risultato sorprendente: i due visi combaciano alla perfezione

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