L'ultima prosa infernale

L’uomo ha sempre avuto notevoli difficoltà a trascorrere la sua esistenza terrena senza occuparsi e preoccuparsi di ciò che sarebbe seguìto alla morte. Per tentare di placare la sua disperata sete di conoscenza, ha percepito il bisogno di tradurre in una descrizione ambientale, un concetto inspiegabile in ogni lingua e in ogni cultura. Ha fatto tesoro dei suoi strumenti razionali per indagare la fenomenologia terrena, applicandoli alla sfera spirituale.

Tutti i popoli, nel corso della loro storia, hanno costruito un rapporto speciale con l’oltretomba, e per quanto riguarda il mondo occidentale Firenze detiene il primato assoluto per la più celebre interpretazione dell’aldilà: la Divina Commedia di Dante Alighieri. Tuttavia, l’antica città medicea, è riuscita a imporre il “primato infernale” non solo in poesia con Dante, ma anche in prosa, con un autore dal nome decisamente meno noto, le cui opere oscurano la fama stessa della sua persona. Si tratta di Andrea da Barberino.


Nacque a Barberino di Val d’Elsa nel 1370 circa, e visse a Firenze fino all’anno della sua morte, intorno al 1433. Fu un prosatore, cantastorie e romanziere, specializzato in chanson de geste, e fu autore di molti scritti tra i quali spiccano, per celebrità, i romanzi cavallereschi I Reali di Francia e Il Guerrin Meschino. Proprio il Guerrin Meschino rappresenta quel polo opposto alla Commedia che permette di circoscrivere attorno a Firenze il monopolio della catàbasi medievale.


Composto nel primo decennio del XV secolo, l’opera barberiniana racconta le gesta di Guerrino, figlio del re di Durazzo, un cavaliere di Carlo Magno. Quando è ancora in fasce riesce a sfuggire a un assalto pirata per finire, dopo esser stato adottato da un umile popolano, alla corte di Costantinopoli. Cresce forte e con mirabili doti guerriere. Solo in età adulta scopre che le sue vere origini sono nobili. Si prepara e parte alla volta dell’ignoto, guidato da pochi indizi che lo conducono a percorrere itinerari lontani, fino in Asia, Africa e anche in Irlanda, presso il Pozzo di San Patrizio.


In questo remoto luogo, nei pressi del Monastero dei XII Apostoli, al centro di un isoletta lacustre dell’estremo ovest irlandese -Station Island, Lough Derg, Contea del Donegal- si trova il famoso pozzo che San Patrizio, secondo la leggenda, avrebbe utilizzato su concessione di Cristo per mostrare ai fedeli di scarsa tempra spirituale il mondo ultraterreno, convincendoli della verità della parola di Dio. Guerrino, mentre si trova a Roma per confessarsi, riceve l’ordine dal Santo Padre di recarsi proprio in Irlanda, e scendere in quel pozzo per purificare la sua anima. La discesa nell’oltretomba lo inizierà a un viaggio attraverso purgatorio, inferno e paradiso, al termine del quale otterrà le informazioni che cerca.


Pare che tra tutti i territori irlandesi, proprio il santuario di San Patrizio fosse stato per secoli una delle mete più ambite da tutti i viaggiatori italiani dell’epoca, mercanti e pellegrini. L’unica testimonianza scritta di attribuzione certa, sopravvissuta fino ai giorni nostri, è una lettera, datata 25 febbraio 1411, scritta a Dublino dal mercante fiorentino Antonio Mannini -giunto al pozzo di San Patrizio nel novembre del 1411- all’amico Corso di Giovanni Rustichi, domiciliato in quel periodo a Londra.


La vivida descrizione del rito epurativo praticato in quel luogo e lo sconcertante racconto dell’esperienza mistica che lo fece uscire “segnato”, pare una valida fonte a cui Andrea da Barberino può potenzialmente aver attinto, avvalorando la teoria secondo cui, un grande apporto alla composizione dell’episodio possa derivare dalle testimonianze mercantili, se non addirittura dalla presenza di Andrea stesso sul suolo irlandese. Proprio la controparte geografica della sua conoscenza sembra rivelare un vivo interesse per i viaggi commerciali e religiosi che lo portarono con tutta probabilità a intraprendere spostamenti tra Italia e Francia, vista l’accuratezza delle sue descrizioni di luoghi come il Pantheon a Roma o Saint-Chapelle a Parigi.


Antonio Mannini descrive un’esperienza mistica ai limiti del paranormale. Andrea da Barberino raccoglie la sfida, costringendo il suo Guerrino a cimentarsi nella medesima prova e a spingersi anche oltre. Guerrino attraversa un purgatorio, un inferno e un paradiso, accompagnato da una narrazione quasi storica, che potrebbe sembrare una cronaca antica se non fosse per i contenuti fantastici. Andrea si fa miles Christi, diventa Guerrino e ripercorre le tracce lasciate da Dante e Virgilio in una forma originale e personalissima.


Andrea chiude un ciclo. Già prima di lui, altri prosatori avevano redatto opere inerenti allo stesso tema, come Enrico di Saltrey col Purgatorium Sancti Patricii o l’anonimo della Navigatio sancti Brendani. Tuttavia, dopo Andrea, nessun altro prosatore oserà calcare come lui i sentieri oltremondani. La poesia erediterà la corona e occuperà una posizione di dominio assoluto in questo ambito, per tutti i secoli successivi, confermando Il Guerrin Meschino come l’ultima prosa infernale universalmente nota.


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